Chi è il destination manager?
È la figura che coordina lo sviluppo turistico di una destinazione. Tiene insieme enti pubblici e imprese, decide con loro le priorità e usa i dati per scegliere dove e quando promuovere il territorio. Nei fatti il ruolo cambia molto da un’organizzazione all’altra.
Che cosa fa un destination manager?
Parte da obiettivi misurabili, individua mercati e periodi su cui lavorare, coordina gli operatori e verifica i risultati. Per esempio può confrontare la domanda futura con la capacità ricettiva per decidere quando promuovere un territorio e quali servizi preparare.
Qual è la differenza tra DMO e destination manager?
La DMO è l’organizzazione che gestisce o coordina la destinazione; il destination manager è una persona con responsabilità di direzione o coordinamento. Non sono sinonimi e la distribuzione dei compiti dipende dalla governance locale.
Che cos’è una DMO e come si chiama in Italia?
È l’organizzazione che coordina la gestione di una destinazione. Mette insieme enti locali e imprese e segue i progetti che decidono insieme. In Italia il nome cambia da regione a regione: nel Veneto, per esempio, la legge regionale parla di OGD, organizzazioni di gestione della destinazione.
Fonte: Legge regionale del Veneto 11/2013, «Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto»
Quante DMO ci sono in Italia?
Circa 150. La mappa delle DMO italiane di ENIT ne elenca 149, dalle agenzie regionali alle organizzazioni di una singola valle o città. L’elenco viene aggiornato nel tempo, e altri censimenti arrivano a numeri diversi perché contano anche i convention bureau.
Fonte: ENIT, mappa delle DMO italiane
Chi si occupa di turismo in Italia?
Soprattutto le regioni. Dalla riforma costituzionale del 2001 il turismo è materia regionale, quindi ogni regione ha le sue leggi, i suoi ambiti e il suo modello di DMO. Lo Stato interviene con il Ministero del Turismo e con ENIT, che promuove l’Italia all’estero. I comuni gestiscono accoglienza e servizi locali e decidono se applicare l’imposta di soggiorno.
Fonti: Costituzione, articolo 117 · Legge costituzionale 3/2001
Come si finanzia una DMO?
Quasi sempre con un misto di fondi. Ci sono i contributi di regione e comuni, le quote delle imprese socie, i bandi europei e, in molti casi, una parte dell’imposta di soggiorno. Quanto pesa ciascuna voce cambia molto da una destinazione all’altra. Per i fondi pubblici regione per regione trovi i numeri nella pagina sulla spesa pubblica per il turismo.
A che cosa serve l’imposta di soggiorno?
La possono introdurre i comuni, in base al decreto legislativo 23 del 2011. La legge vincola il gettito a interventi per il turismo, compresi il sostegno alle strutture ricettive e la cura dei beni culturali e ambientali del territorio. Sapere quante notti si venderanno nei prossimi mesi aiuta anche a stimare quanto incasserà il comune.
Fonte: Decreto legislativo 23/2011, articolo 4
Che cos’è un convention bureau?
È l’organizzazione che porta congressi, convegni e viaggi d’incentivo in una città o in una regione. Tratta con gli organizzatori per conto delle sedi congressuali e degli alberghi del territorio. A volte è una struttura a sé, a volte è un ufficio della DMO.
Che cos’è il CIN degli affitti brevi?
È il codice identificativo nazionale che dal 2025 devono avere le strutture ricettive e gli appartamenti affittati ai turisti. Lo rilascia il Ministero del Turismo e va indicato negli annunci. Per una destinazione è utile perché rende più facile sapere quanti alloggi turistici ci sono sul territorio, compresi quelli che prima sfuggivano ai conteggi.
Fonte: Ministero del Turismo, CIN
Che differenza c’è tra promuovere e gestire una destinazione?
La promozione cerca di far arrivare visitatori. La gestione si occupa anche di quello che succede quando arrivano, per esempio dei trasporti o del rapporto con chi ci abita. Una destinazione può fare un’ottima promozione e gestire male i picchi di agosto.
Quali indicatori usare per monitorare una destinazione?
Pochi, e sempre gli stessi. Di solito si seguono le presenze ufficiali, l’occupazione e il prezzo medio delle camere, la durata del soggiorno e la provenienza degli ospiti. A questi conviene aggiungere qualche misura della domanda futura, come le ricerche e le prenotazioni già registrate per i mesi successivi. Se gli indicatori cambiano ogni anno, i confronti perdono senso.
Che cos’è un ambito turistico?
È un’area che raggruppa più comuni con un’offerta turistica simile, di solito definita dalla regione con criteri propri. In Italia gli ambiti sono oltre 300. Lavorare per ambito aiuta quando un singolo comune ha poche strutture, perché i numeri diventano più solidi e la lettura resta vicina al territorio.
Come si diventa destination manager?
Non esiste un albo professionale né un titolo obbligatorio. Il percorso più comune passa da una laurea in economia o in scienze del turismo, spesso seguita da un master in destination management, e da qualche anno di lavoro in un ente turistico o in una società di consulenza. Oltre ai titoli conta saper leggere i dati e far lavorare insieme enti pubblici e imprese.
Che cos’è un osservatorio turistico?
È la struttura, a volte un semplice ufficio, che raccoglie i dati sul turismo di un territorio e li mette a disposizione di chi decide. Di solito affianca ai dati ufficiali, come le presenze ISTAT, fonti più rapide come ricerche e prenotazioni. Funziona se pubblica con regolarità e spiega come ha calcolato ogni numero.
Che cos’è un prodotto turistico?
È un’offerta che il visitatore può comprare o organizzare senza fatica, costruita mettendo insieme più servizi del territorio. Un cammino diventa prodotto quando ha tappe segnalate, alloggi lungo il percorso e un modo semplice per prenotarli. Di solito lo costruiscono le imprese, spesso riunite in un club di prodotto, con il coordinamento della DMO.
Che cos’è la capacità di carico di una destinazione?
È il numero di visitatori che un luogo può accogliere senza danni all’ambiente e senza peggiorare la vita dei residenti. Una formula unica non c’è. Per un’isola può contare l’acqua disponibile, per un centro storico la folla nelle strade principali. Serve a decidere dove e quando intervenire, per esempio con ingressi su prenotazione o con orari scaglionati.
Che cos’è un DMS (destination management system)?
È il software con cui una destinazione raccoglie e gestisce l’offerta del territorio, dalle schede di alberghi ed esperienze fino alla vendita online. Il nome si confonde spesso con quello della DMO, che invece è l’organizzazione. Un DMS descrive l’offerta, mentre per leggere la domanda servono altri dati, come ricerche e prenotazioni.
Come si coinvolgono gli operatori privati nella DMO?
Gli operatori partecipano se ricevono qualcosa che usano nel lavoro di ogni giorno, per esempio i dati sulla domanda dei mesi successivi, e se hanno voce nelle scelte. Aiuta essere chiari su come si spendono le quote e i fondi pubblici. Un incontro a date fisse per leggere i numeri insieme funziona meglio di tante riunioni generiche.
Quali decisioni si possono prendere con i dati Destination?
Si possono scegliere mercati su cui concentrare la promozione, individuare settimane di domanda più debole, programmare servizi e confrontare l’andamento dei pernottamenti durante un evento. Ogni decisione richiede il perimetro territoriale e il periodo corretti. Scopri Destination per i territori.